Sa Corona Arrbia

Parco Archeologico "Genna Maria" di Villanovaforru

A circa 1 km dal paese di Villanovaforru, in direzione Collinas, situato sulla cima di un colle (408 slm) all’interno di un parco naturalistico che si estende per una superficie di alcuni ettari, si trova il nuraghe e villaggio Genna Maria. L’origine del toponimo va ricercata nel latino "Janua Maris", ovvero "Porta del Mare", che definisce l’antico uso del valico sottostante quale via di comunicazione tra l'entroterra e la costa oristanese. Dal complesso nuragico è possibile cogliere una formidabile vista: l'intero Golfo di Oristano, il Monte Arci, la Marmilla e la giara di Gesturi, la catena del Gennargentu, il Campidano fino al golfo di Cagliari. Le vicende dell'insediamento si fanno risalire al Bronzo Medio (XVI-XIV) sec. a.C. L’edificio nuragico, realizzato prevalentemente in marna e arenaria con l’uso limitato della trachite nelle architravi, è costituito da una torre centrale (mastio), priva di nicchie, alla quale si addossano tre torri (ma probabilmente in origine quattro) provviste di feritoie; le torri sono raccordate tra loro da brevi corridoi convergenti in un piccolo cortile nel pavimento del quale è presente un pozzo profondo 5 metri. L’intero edificio è, come accade in tanti altri casi documentati, oggetto di un intervento di rifascio che occlude le aperture delle torri meridionale e occidentale lasciando incompleto, per ragioni non chiarite, il rifascio del versante nord-orientale. All’esterno un antemurale di quattro residue torri proteggeva lo spazio interno.
 
Le testimonianze archeologiche recuperate nel corso degli scavi ad un attenta analisi documentano una frequentazione ininterrotta dell’area del nuraghe dal Bronzo Medio all’età del Ferro. A quest’ultima fase si riferisce l’edificazione di un intricato villaggio che si sviluppa tutt’attorno all’edificio nuragico, sovrapponendosi come avviene anche a Barumini, ai resti dell’antemurale ormai caduto in disuso. Lo scavo dei vani abitativi, di piante per lo più rettangolari, ha rivelato uno straordinario spaccato della vita quotidiana tra X e VIII sec. a.C., il settore nord-orientale in particolare, oggetto di un’attenta ricerca da parte di Ubaldo Badas, mostra l’utilizzo e la ripartizione delle attività che si svolgevano all’interno di un edificio abitativo del tipo “a corte centrale”. L’attività di produzione, conservazione e trasformazione dei prodotti agricoli è attestata dal rinvenimento di orzo e grano carbonizzato, di grandi contenitori (ziri), e di una macina rinvenuta. Il villaggio abbandonato repentinamente nell’età del Ferro, sarà luogo di frequentazione nei secoli successivi, ma soprattutto sarà luogo di culto, forse dedicato a divinità connesse col ciclo agrario tra il IV sec. a.C. ed il V sec. d.C. quando il mastio ed il cortile sono trasformati in un luogo di deposizione votiva di centinaia di lucerne, di oggetti preziosi quali una mascherina d’oro, di balsamari, coppe, calici e monete. 


Parco Archeologico “Genna Maria” di Villanovaforru