Sa Corona Arrbia

Tomba di Giganti "Sa Domu de S'Orcu" - Siddi

Il territorio del Comune di Siddi è caratterizzato dalla presenza di un altipiano basaltico, denominato Su Pranu de Siddi, formato in periodo Oligocenico da fenomeni vulcanici. Le peculiarità di quest’area richiamarono l’attenzione delle popolazioni prenuragiche e nuragiche. Le sue alte pareti a picco che formano una muraglia naturale di difesa e lo spazio pianeggiante, unito ad una sufficiente altitudine, infatti, lo hanno reso un habitat fortemente protetto nel quale l’uomo ha trovato sicuro rifugio durante i periodi di lotta fra le diverse tribù. La sua posizione strategica, dominante sui territori circostanti, ha contribuito in maniera decisiva allo stazionamento di popolazioni nuragiche. Queste hanno dimostrato di aver capito l’importanza di un simile sito costruendo ben 16 nuraghi, tutti posizionati lungo il ciglio del pianoro, alcuni dei quali mostrano una planimetria semplice, altri, invece, una pianta assai complessa. Oltre a questi, in una posizione leggermente rilevata, si erge un maestoso edificio sepolcrale, a tutti noto come Sa Domu de S’Orcu, uno dei più belli e meglio conservati in Sardegna.

Il monumento, lungo 15,20 metri, è realizzato con filari di blocchi di basalto di medie e grandi dimensioni e presenta un prospetto frontale arcuato ampio 18 metri di corda. Quest’ultimo risulta molto particolare in quanto realizzato con blocchi più piccoli nella parte bassa (i primi tre filari), e blocchi molto più grandi nella zona superiore (i due filari residui più alti). Una scelta costruttiva singolare, in contrasto con il generale modo di edificare dei nuragici, che di solito sistemavano i blocchi più grandi nelle zone basse delle costruzioni e quelli più piccoli nelle parti alte. Uno stretto e basso portello, largo poco più di un metro, dava accesso ad una camera sepolcrale lunga circa 10 metri, larga 1,25 metri e alta mediamente 2,5 metri. A sinistra dell’ingresso, nella parte interna, è stata realizzata una nicchia di grandi dimensioni.

Il rito praticato era quello dell’inumazione e i defunti venivano adagiati all’interno della camera sepolcrale su un letto di ciottoli, insieme agli oggetti di corredo. Lo spazio antistante veniva utilizzato per svolgere le cerimonie in onore dei morti. Per quanto riguarda la planimetria è a forma di protome taurina, con un corpo principale absidato a sezione trapezoidale (la testa del toro), e un’esedra arcuata (le corna del toro) a delimitare lo spazio rituale antistante l’ingresso. L’esedra è costituita da una muratura di pietre a vista, spessa anche due metri, e al centro di essa si apre, scolpita in un lastrone di basalto, una piccola porta d’ingresso alta 1,20 metri, significante, forse, lo stretto passaggio fra il mondo dei vivi e quello dell’aldilà.

Varcato l’ingresso, a sinistra è presente un’ampia nicchia-altare, dove si suppone venissero deposte ciotole di cibo in offerta ai defunti o, secondo altre ipotesi, il corpo rannicchiato di un defunto “distinto”. I cadaveri non venivano seppelliti, ma semplicemente adagiati sul fondo della tomba pavimentato in pietra in strati successivi.

Lo scavo ha rivelato un letto di piccoli ciottoli su cui giacevano in frammenti i corredi funerari dei defunti. I reperti ritrovati permettono di datare il suo primo utilizzo al Bronzo medio (XVI-XIV sec. a.C.). La presenza di un vaso ascrivibile alla Cultura di Monte Claro indica che il luogo era frequentato anche in epoca precedente, mentre l’utilizzo della struttura è attestato fino al periodo punico e romano, come indicano alcuni frammenti ceramici rinvenuti, in particolare quelli di una ciotola con iscrizione neo-punica.


Tomba di giganti “Sa domu ‘e s’Orku” di Siddi